Approfondimenti

SCUOLA TRA RITUALITA’ E RELAZIONI

Con le misure restrittive conseguenti alla diffusione del Coronavirus sono cambiati i tempi della vita quotidiana, le abitudini, i ritmi e le ritualità. A ciascuno è stato richiesta grande flessibilità, capacità di adattarsi, capacità di fidarsi e affidarsi a decisioni che hanno fortemente modificato le modalità con cui affrontavamo tanti momenti della giornata.

In particolare per i bambini la ritualità è importante perché rende il mondo più prevedibile e quindi dà al piccolo la possibilità di approcciarsi ad esso con modalità più sicure e tranquille.

Un grosso elemento che fornisce struttura nella vita dei bambini e dei ragazzi è la scuola. La scuola è fatta di spazi, tempi ed attività definite e nel susseguirsi cadenzato di tutti questi aspetti si mettono in campo svariate competenze e abilità. Quelle stesse abilità e competenze che la didattica a distanza non può però privilegiare a scapito della relazione educativa.

In questo scenario agli insegnanti è chiesto di essere disponibili, informarsi, reinventarsi, trovare nuove modalità di fare lezione per mantenere vivi impegno e motivazione ad apprendere. Le famiglie devono fronteggiare, oltre al necessario e aumentato coinvolgimento per lo svolgimento dell’attività didattica e l’aiuto nei compiti assegnati, tensioni e ansie che riguardano la salute, il lavoro, la condivisione di luoghi ristretti in cui a volte è faticoso salvaguardare spazi personali.

Diverse mamme mi raccontano la fatica di queste settimane in particolare quando vengono assegnati compiti senza che i bambini abbiano la possibilità di vedere l’insegnante, stare con i compagni, vivere la scuola anche nella dimensione del gioco, della creatività, della socializzazione. Stanno meglio invece bambini e ragazzi aiutati a lavorare insieme, a sentirsi parte di una realtà che vive le medesime loro difficoltà ma che, nella possibilità di partecipare ad un progetto condiviso fatto anche di regole, di spazi e tempi definiti, trova le energie e le risorse fisiche ed emotive per fronteggiare le fatiche. Anche per i più piccoli è importante ricostruire la dimensione della classe per recuperare il senso della scuola in continuità con ciò che è stato e che sarà.

Sentimenti ai tempi del Covid-19: risorse e strategie per gestirli

L’ingresso del Covid-19 nelle nostre vite ha portato allo stravolgimento della realtà che viviamo e all’emergere di sentimenti a volte difficili da gestire. E’ importante attivare tutte le risorse e strategie per affrontare al meglio questa difficile situazione.

In pochi giorni grandissimi cambiamenti

A fine dicembre qualche caso di polmonite anomala veniva registrato in una città della Cina.

Il 10 gennaio 2020 l’Oms divulgava la notizia dell’individuazione di un nuovo ceppo di coronavirus e nei giorni successivi della trasmissione dello stesso da uomo a uomo.

In quei giorni la Cina ci sembrava ancora molto lontana e il sentimento prevalente era l’incredulità. La preoccupazione per il diffondersi del virus non occupava ancora i nostri pensieri.

I primi contagi in Italia risalivano alla fine di gennaio e di quegli stessi giorni l’Oms dichiarava lo stato di emergenza globale.

Il 21 febbraio 2020 si registravano contagi nella provincia di Lodi di persone non provenienti dalla Cina.

Da allora parole, gesti, pensieri, emozioni e relazioni sono rapidamente cambiati: si parla di malattia e contagio, isolamento, quarantena, chiusura delle scuole e poi di molte attività produttive, di zona rossa e di zona protetta, di decreti e restrizioni, di crisi economica. Ciascuno ha imparato ad interessarsi ai numeri del contagio, della guarigione e della morte.

In poche settimane abbiamo sentito vacillare molte sicurezze. L’imperativo per tutti è diventato Io resto a casa.

L’11 marzo L’Oms dichiarava lo stato di pandemia.

Dall’inizio della diffusione del Covid-19 la Cina e a seguire molti altri paesi hanno preso la decisione di chiedere alla popolazione di restare in casa, di isolarsi. Si parla di quarantena per chi è venuto a contatto con il virus e di vero e proprio isolamento per chi lo ha effettivamente contratto ed è positivo al tampone o sintomatico. La quarantena è la separazione e la restrizione del movimento delle persone potenzialmente esposte a una malattia contagiosa per accertare se si ammalano, riducendo così il rischio di infettare altri.

Nella fase in cui ci troviamo attualmente cresce la consapevolezza della necessità di restare a casa per proteggere noi stessi e gli altri, compresi quelli particolarmente vulnerabili cioè i molto giovani, gli anziani o le persone con condizioni mediche gravi preesistenti dal diffondersi del virus.

Il diffondersi del virus ha portato necessariamente al cambiamento radicale delle nostre abitudini di vita: impossibilità di uscire da casa se non per comprovate e importanti necessità, lavoro da casa, riduzione o interruzione dell’attività lavorativa, perdite finanziarie, riduzione dei contatti sociali e fisici con gli altri fino ad arrivare a modi diversi di vivere la malattia, la morte e il lutto

Dal punto di vista psicologico possiamo sperimentare differenti vissuti

  • Ci sono momenti in cui si vive una sensazione di irrealtà perché è difficile affrontare e accettare una situazione che nessuno era preparato a vivere
  • Nella situazione attuale abbiamo paura di ammalarci e di contagiare altri, di perdere una persona cara cosi come delle ripercussioni che questa situazione può avere sul lungo periodo.

La paura è un’emozione primaria cioè presente fin dalla nascita e molto utile per la sopravvivenza.

Si attiva quando percepiamo uno stimolo come dannoso cioè come una minaccia per il nostro organismo. Questo ci consente di proteggerci, difenderci, metterci in sicurezza e quindi ha un grande valore adattivo.

Ciascuno di noi sta vivendo questo periodo sperimentando, anche de in misura diversa da persona a persona, paura e ansia. Spesso la tendenza è di tenere la televisione accesa a lungo o controllare più volte al giorno notizie alla ricerca di nuovi aggiornamenti

Inoltre molti cercano i sintomi su internet prestando particolare attenzione ai segnali che provengono dal corpo nel tentativo di rassicurarsi.

Moderati livelli di attivazione, allerta e paura ci consentono di tollerare meglio il fatto di dover restare a casa e mantenere la distanza dalle persone, di indossare protezioni come guanti e mascherine, di rispettare precise norme igieniche come lavare accuratamente e disinfettare le mani e igienizzare le superfici.

La paura può diventare panico con la sintomatologia tipica o ansia generalizzata, per cui un pericolo limitato e contenuto di contagio viene generalizzato percependo ogni situazione come rischiosa ed allarmante.

La paura può prendere la forma dell’ipocondria, intesa come tendenza a eccessiva preoccupazione per il proprio stato di salute percependo ogni minimo sintomo come un segnale di infezione da Coronavirus.

  • E’ altrettanto comune sperimentare segnali di stress post traumatico dettati dalla portata dell’evento che stiamo vivendo, dall’esposizione ripetuta a immagini di dolore e di morte, dal protrarsi dello stato di incertezza.

Reazioni normali e comuni da stress post-traumatico possono essere disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, difficoltà nel memorizzare nuovi concetti, dipendenze, affaticamento o mancanza di energia, irritabilità e irrequietezza, tendenza alla chiusura e all’isolamento.

  • Ancora è possibile sperimentare rabbia per le limitazioni alla vita quotidiana e alla libertà, per una situazione percepita come ingiusta e non accettabile, per il crollo della progettualità.

La rabbia è anch’essa un’emozione primaria con funzione adattiva. E’ determinata dall’istinto di difendersi per sopravvivere nell’ambiente in cui ci si trova.

Molte persone sono alla ricerca di un colpevole che difficilmente può essere qualcosa d’invisibile e incontrollabile e che solleciterebbe vissuti di impotenza. Così può accadere di provare una rabbia anche molto intensa verso chi sottovaluta e non adotta comportamenti adeguati. Può aumentare la percentuale di atti impulsivi, dell’aggressività agita verso sé stessi o gli altri

  • Le caratteristiche del Coronavirus e la sua diffusione contribuiscono a farci sentire vulnerabili e spesso impotenti. Questo, unito alla perdita di rassicuranti abitudini quotidiane e del contatto con familiari ed amici, contribuisce alla crescita del disorientamento.
  • Infine la tristezza nasce dal contatto con la fatica, l’angoscia e il dolore che sentiamo sempre più vicino, con la perdita di prospettive e di speranza.

Per questo è importante mettere in campo diverse strategie per fronteggiare al meglio la situazione

  • Coltivare dove possibile le abitudini e proseguire nelle normali attività quotidiane aiuta a recuperare controllo e progettualità.
  • Per tollerare e gestire al meglio la situazione che stiamo vivendo occorre capire cosa sta succedendo e perché: è importante accedere all’informazione al massimo 1 o 2 volte al giorno al fine di prevenire un sovraccarico soprattutto emotivo e cercare informazioni da fonti ufficiali e affidabili basate su dati scientifici e dati reali
  • Non isolarsi cercando di mantenere vive le relazioni interpersonali anche con strumenti e modalità nuove come le videochiamate o le chiacchiere dai balconi permette di condividere, sentire meno la solitudine, distrarci e migliorare l’umore
  • Avere un ritmo di vita regolare cioè curare il corpo, l’alimentazione, dedicare tempo al riposo, cercare di dormire sempre alla stessa ora
  • Fare attività che aiutano a rilassarsi che coinvolgano la mente e il corpo (stretching e yoga, meditazione, lettura, cucina, giardinaggio, giochi o attività creative)
  • Dedicarsi a coltivare interessi, svolgere attività piacevoli e gratificanti migliora l’umore e rinforza un positivo senso di sé.
  • Fare esercizio fisico consente di attivare il corpo e calmare la mente, concentrarsi sul momento presente, scaricare almeno in parte la tensione, facilitare il sonno
  • Trovare modi per aiutare gli altri cercando modalità di coinvolgimento nelle proposte della e per la comunità a cui si appartiene consente una partecipazione attiva e costruttiva nella gestione dell’emergenza.

Provare tante emozioni spesso fastidiose e difficili da gestire è normale a fronte di ciò che sta accadendo. Ogni persona reagisce in modi differenti attingendo dalle proprie risorse e provando difficoltà in funzione di fragilità pregresse. E’ importante poter parlare con qualcuno da cui sentirsi accolti e compresi e se necessario chiedere aiuto per affrontare ed elaborare sia la quotidianità che le vicende più dolorose.

Terapia di Coppia… dalla crisi al benessere

Mi piace pensare alla coppia come una realtà a sé, diversa e “altra” rispetto ad “un io e un tu” e, come tale attraversa fasi di sviluppo, momenti di passaggio e crisi e necessita di essere curata e nutrita. Come terapeuta di coppia, sono chiamata ad accogliere e farmi carico delle singole persone e ancor più della relazione che in uno specifico momento genera disagio e sofferenza.

Magritte “Gli amanti”

Da diversi anni lavoro con le coppie e le incontro quando sono in difficoltà.

Alcune chiedono aiuto per una crisi puntuale e recente. Raccontano di un tradimento, una malattia, un cambiamento lavorativo importante, il malessere esibito da un figlio, qualche elemento quindi che ha improvvisamente e profondamente modificato un equilibrio che sembrava acquisito e consolidato.

Altre portano difficoltà più generiche presenti da tempo, a volte da sempre.
I temi principali sono:
– incomprensioni, fraintendimenti e poca accettazione reciproca. Difficoltà di comunicazione, mancanza di dialogo e condivisione
– distanza fisica ed emotiva, calo dell’affettività e della sessualità
– delusione delle aspettative iniziali, diverso impegno e investimento nel legame
– difficoltà ad essere coppia dopo profondi cambiamenti come l’essere diventati genitori
– rapporti difficili con le famiglie d’origine o conflitti nella relazione con i figli.

 

Spesso mi riportano qualche accadimento che “ha fermato” i partner e li ha posti di fronte alla portata del disagio.

Quando siamo in coppia abbiamo principalmente: desiderio e bisogno d’affetto; desiderio e bisogno di stima. Queste due dimensioni si esprimono attraverso il riconoscimento di sé e dell’altro come degno di essere amato e apprezzato. Se queste due dimensioni non sono presenti e curate entrambe la coppia non sta bene.

Le coppie generalmente arrivano a colloquio parlando del dolore, la frustrazione e l’impotenza, la rabbia e la paura.

Se emerge la motivazione a intraprendere un percorso di coppia, mi raccontano anche del desiderio di stare bene e tornare ad un clima emotivo di serena tranquillità, fiducia e sostegno reciproco.

Allora con la coppia ci mettiamo in cammino, insieme, per comprendere bisogni e desideri, riscoprire risorse, rilanciare sulla cura della relazione con obiettivi condivisi.