Ott 102015
 

Secondo Bowlby (1988) il neonato viene al mondo dotato di una predisposizione innata a relazionarsi ad altri individui, instaurare con essi dei legami emotivi e mantenerne la vicinanza a scopo protettivo; le competenze che il neonato possiede sarebbero perciò finalizzate all’adattamento proprio e alla sopravvivenza della specie.

La relazione di attaccamento consiste in un legame, duraturo nel tempo e nello spazio, a una persona specifica, a cui ci si rivolge quando ci si sente vulnerabili e bisognosi di protezione; tale relazione inizia a stabilirsi tra il neonato e la persona che più se ne prende cura, non necessariamente la madre biologica, sin dalle prime interazioni, anche se è con l’acquisizione di capacità più specifiche (attorno al nono mese) che il bambino sarà in grado di ricercarne attivamente la vicinanza e il contatto fisico per essere consolato in caso di difficoltà. Bowlby sottolinea come il comportamento di attaccamento diventi molto evidente ogni volta che la persona è spaventata, affaticata o malata, per attenuarsi quando si ricevono conforto e cure. Ciò è evidente soprattutto nella prima infanzia sebbene possa essere osservato, specialmente nei momenti di emergenza, nel corso di tutta la vita.

L’autore in seguito precisa la differenza che intercorre tra attaccamento e comportamento di attaccamento: mentre, da un lato, l’instaurarsi del legame di attaccamento è reso evidente dal fatto che il bambino desidera ed è fortemente portato a cercare la vicinanza e il contatto con certe persone, ritenute in grado di affrontare il mondo in modo adeguato, in certe specifiche situazioni, dall’altro, i comportamenti di attaccamento sono rappresentati da quelle azioni che si mettono in atto per determinare tale contatto. Così mentre il legame duraturo di attaccamento è instaurato nei confronti di un numero molto limitato di persone, le sue manifestazioni comportamentali possono essere rivolte, in circostanze differenti,  nei confronti di diversi individui.

La teoria dell’attaccamento trae origine del lavoro congiunto di John Bowlby e Mary Ainsworth. Mentre da un lato Bowlby ha formulato le linee di base della teoria utilizzando concetti tratti dall’etologia, dalla cibernetica e dalla psicoanalisi, dall’altro Mary Ainsworth ha tentato di tradurre tali principi in dati empirici ampliando la teoria stessa. I suoi due contributi più rilevanti riguardano il concetto di caregiver come base sicura e la spiegazione delle differenze individuali nei rapporti di attaccamento.

Dott.ssa Elisa Bressani