Elisa Bressani

Mag 082017
 

“Ogni rovescio ha il suo dritto,

ogni destino può essere riscritto,

Non c’è male da cui non venga il bene,

dalle ore buie nascono le sirene”

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità il trauma è il risultato mentale di un evento o una serie di eventi improvvisi ed esterni in grado di rendere l’individuo temporaneamente inerme e di disgregare le sue strategie di difesa e di adattamento.

Il trauma psicologico è un evento che disorganizza la mente e crea una ferita del sé, rompe il consueto modo di vivere e vedere il mondo perché risulta “non integrabile” nella persona e nella su storia. Per questo ha un impatto negativo sul soggetto che lo vive, rimane dissociato dal resto dell’esperienza psichica e può causare una sintomatologia specifica.

Esistono diverse forme di esperienze potenzialmente traumatiche a cui può andare incontro una persona nel corso della vita. Esistono i “piccoli traumi” o “t”, ovvero quelle esperienze soggettivamente disturbanti che sono caratterizzate da una percezione di pericolo non particolarmente intesa (un’umiliazione subita o delle interazioni brusche con delle persone significative durante l’infanzia). Di solito si tratta di traumi che coinvolgono la relazione. Accanto a questi traumi di piccola entità si collocano i grandi traumi o “T”, cioè tutti quegli eventi che portano alla morte o che minacciano l’integrità fisica propria o delle persone care (disastri naturali, abusi, incidenti).

L’evento traumatico, secondo i criteri diagnostici del DSM, comporta l’esperienza soggettiva di un senso di impotenza e vulnerabilità di fronte a una minaccia, soggettiva od oggettiva, che può riguardare l’integrità fisica della persona o, più in generale, il suo senso di sicurezza psicologica.

Non tutte le persone che vivono un’esperienza traumatica reagiscono allo stesso modo. Le risposte subito dopo uno di questi eventi possono essere moltissime e variare dal completo recupero e il ritorno ad una vita normale in un breve periodo di tempo, fino alle reazioni più gravi, quelle che impediscono alla persona di continuare a vivere la propria vita come prima dell’evento traumatico. Può accadere che la persona sviluppi schemi intrapsichici utili a gestire la situazione, l’altro e le proprie emozioni. Ad un certo punto poi si verifica un “evento precipitante” che riattiva le stesse reti mnestiche coinvolte dal trauma primario e si assiste allo sviluppo di un sintomo.

 

Apr 282017
 

ENDOMETRIOSI

L’endometriosi è una malattia cronica caratterizzata dal fatto che l’endometrio, il tessuto che normalmente è posizionato all’interno dell’utero, cresce invece fuori dalla cavità uterina.

L’endometriosi più comunemente coinvolge le ovaie, l’intestino e il tessuto che riveste il bacino causando infiammazione cronica, dolore anche molto intenso, in particolare durante il ciclo mestruale e problemi di fertilità nel 30/40 % delle donne.

L’endometriosi può essere connessa ad un intenso disagio psicologico, ansia , depressione, difficoltà sessuali e di relazione

Un intervento terapeutico specifico integrato con la tecnica dell’EMDR risulta utile e particolarmente efficace per:

          Elaborare emozioni, vissuti, credenze connessi alla malattia

          Gestire il dolore

          Affrontare l’infertilità

          Affrontare interventi medici e chirurgici

 

Sono indicati sia percorsi individuali che di coppia.

Nel percorso in coppia è possibile affrontare l’esperienza dell’infertilità sia per quello che rappresenta per ciascuno dei due partner sia per le ripercussioni nella sfera della relazione.

Apr 282017
 

Nell’aprile del 2014 la Corte Costituzionale si è pronunciata contro il divieto alla Fecondazione Eterologa previsto dalla legge 40 del 2004. Da allora per molte coppie si è riaperta la possibilità di accedere a tale tecnica senza necessariamente recarsi all’estero.

La Consulenza Psicologica nella PMA riguarda tre fasi:

  • precedente al trattamento
  • di supporto e accompagnamento durante il trattamento vero e proprio
  • di aiuto nella gestione di momenti critici ed eventuali fallimenti

Se in generale per la PMA le linee guida internazionali indicano la necessità di una presa in carico sia medica sia psicologica per affrontare in modo positivo un percorso spesso lungo e faticoso, ciò appare assolutamente auspicabile quando si parla di fecondazione eterologa.

La fecondazione eterologa consiste infatti nel ricorso da parte di una coppia infertile ad un donatore esterno di ovuli o spermatozoi. Tale tecnica sollecita profonde questioni ed è opportuno che la coppia decida in modo consapevole, dopo aver analizzato, approfondito ed elaborato emozioni, vissuti, significati, fantasie, timori e aspettative. Nello specifico è importante per ogni coppia elaborare sentimenti di perdita legati alla diagnosi di infertilità per poi affrontare i significati profondi e le implicazioni emotive delle diverse tecniche di PMA, l’impossibilità di trasmettere il patrimonio genetico al proprio bambino, timori per la salute fisica e psichica del nascituro. Molte persone raccontano fantasie sul legame e la relazione con il bimbo e timori di sperimentare sentimenti di estraneità. Può essere molto utile affrontare l’aspetto relazionale, il rapporto con familiari, amici e conoscenti

Tutto ciò è fondamentale poi

  • per vivere serenamente la gravidanza
  • per poter accogliere pienamente il bimbo che nascerà
  • per affrontare serenamente con il figlio il racconto delle origini

Viene proposto un trattamento psicoterapeutico mirato ed integrato con la tecnica dell’EMDR

Mar 302017
 

L’adolescenza viene definita come quel periodo di vita che comincia col cambiamento biologico, ormonale e fisico della pubertà, e termina nell’età in cui un individuo raggiunge un ruolo stabile ed indipendente nella società.

L’adolescenza dunque costituisce una fase di sviluppo fisico, cognitivo ed emotivo. Si verifica una transizione delicata e complessa in cui c’è la presa di distanza dalla famiglia, la spinta a sperimentare esperienze nuove unita alla capacità di affrontare realtà sconosciute e alla capacità di assumere rischi in un percorso verso l’autonomia e la scoperta del mondo.

Per i ragazzi non è sempre facile confrontarsi con cambiamenti quotidiani e affrontare le sfide che la crescita propone loro. Con loro, anche i genitori possono faticare ad orientarsi in questo momento di cambiamento, che interessa tutto il nucleo familiare. Può capitare che vengano messi in atto comportamenti oppositivi e trasgressivi e che diventi difficile comprendersi e comunicare in modo costruttivo.

Il gruppo per genitori di figli adolescenti nasce dall’esigenza di

·     fornire sostegno,

·     contenere ansie e preoccupazioni,

·     dar voce a emozioni e vissuti,

·     attivare risorse utili ad affrontare crisi e situazioni di difficoltà,

·     formare,

·     ampliare la comprensione dei propri figli e di se stessi in relazione con loro

·     rafforzare ruoli ed incrementare competenze genitoriali,

·     acquisire nuove competenze comunicative e relazionali e di gestione dei conflitti

·     creare situazioni di confronto e una rete di relazioni tra i partecipanti che vivono la stessa fase evolutiva dei figli

 

Il gruppo è inoltre un luogo in cui è possibile raccontare, condividere e confrontarsi, rivedersi e ritrovarsi nell’altro, riflettere, comprendere ed arricchirsi.

 

E’ possibile richiedere un COLLOQUIO PRELIMINARE GRATUITO

 

 

 

Mar 302017
 


Se un bambino vive con le critiche, impara a condannare.
Se un bambino vive con l’ostilità, impara ad aggredire.
Se un bambino vive con il timore, impara ad essere apprensivo.
Se un bambino vive con la pietà, impara a commiserarsi.
Se un bambino vive con lo scherno, impara ad essere timido.
Se un bambino vive con la gelosia, impara cos’è l’invidia.
Se un bambino vive con la vergogna, impara a sentirsi in colpa.
Se un bambino vive con l’incoraggiamento, impara ad essere sicuro di sé.
Se un bambino vive con la tolleranza, impara ad essere paziente.
Se un bambino vive con la lode, impara ad apprezzare.
Se un bambino vive con l’accettazione, impara ad amare.
Se un bambino vive con l’approvazione, impara a piacersi.
Se un bambino vive con il riconoscimento, impara che è bene avere un obiettivo.
Se un bambino vive con la condivisione, impara la generosità.
Se un bambino vive con l’onestà e la lealtà, impara cosa sono la verità e la giustizia.
Se un bambino vive con la sicurezza, impara ad avere fiducia in se stesso e in coloro che lo circondano.
Se un bambino vive con la benevolenza, impara che il mondo è un bel posto in cui vivere.

di Dorothy Law Nolte

Mar 082017
 

INFERTILITA’

L’infertilità si definisce come l’incapacità a ottenere una gravidanza dopo almeno un anno di rapporti liberi. Le cause che portano a questa condizione possono essere molteplici e interessano entrambi i partner.

La diagnosi di infertilità viene riconosciuta, da un punto di vista psicologico, come una “crisi di vita”, è un’esperienza con valenze traumatiche in quanto fortemente stressante dal punto di vista emotivo. Può avere ripercussioni sull’identità soggettiva, sull’autostima, sulla percezione del proprio corpo, provocando spesso senso d’inferiorità, depressione e ansia e rischiando di ripercuotersi su ogni ambito di vita personale e della coppia.

Per questo richiede un’attenzione non solo sugli aspetti fisico-corporei. Un trattamento psicoterapeutico mirato è utile per affrontare gli aspetti psicologici ed emotivi connessi all’esperienza. Inoltre, integrato con la tecnica dell’EMDR risulta particolarmente efficace per:

          Accettare ed elaborare la diagnosi di infertilità

          Agire sulla sintomatologia ansiosa, depressiva e a carico della sfera sessuale

          Gestire momenti particolarmente faticosi nel percorso della Procreazione Medicalmente Assistita connessi ai trattamenti a cui la coppia deve sottoporsi

          Agire su emozioni, convinzioni, sensazioni corporee per sciogliere eventuali blocchi che potrebbero ostacolare la procreazione e conquistare maggior benessere

          Rafforzare l’autostima e accrescere il senso di efficacia personale per tornare a guardare positivamente al futuro

 

Sono indicati sia percorsi individuali che di coppia.

Nel percorso in coppia è possibile affrontare l’esperienza dell’infertilità sia per quello che rappresenta per ciascuno dei due partner sia per le ripercussioni nella sfera della relazione.

 

Gen 202017
 

COSA E’?

EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) significa Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari.

La Desensibilizzazione si riferisce alla possibilità di percepire un’emozione meno forte nel momento in cui si richiama alla memoria un evento che è stato traumatico. La Rielaborazione si riferisce alla possibilità di affrontare in modo profondo e superare i ricordi di un evento traumatico che non sono stati elaborati nel momento in cui l’evento è accaduto.  I Movimenti Oculari vengono utilizzati in modo che entrambi gli emisferi cerebrali prendano parte ad un processo di elaborazione.

L’EMDR è un metodo psicoterapeutico, ideato alla fine degli anni 80 dalla psicologa californiana Francine Shapiro, che facilita la risoluzione di sintomi e del disagio emotivo legati a esperienze di vita stressanti e traumatiche.

EMDR e MODELLO DELL’ELABORAZIONE ADATTIVA DELL’INFORMAZIONE

Tutti gli esseri umani hanno un sistema fisiologico di elaborazione dell’informazione per affrontare le esperienze ed immagazzinarne il ricordo in modo accessibile e funzionale.

La mente possiede una proprietà innata di autoguarigione che tende al mantenimento di uno stato di salute.  Questo significa che il cervello ha una capacità innata di elaborare cioè “digerire” e riuscire a superare anche le più drammatiche esperienze di vita. Tuttavia in alcuni casi (quando l’impatto di una esperienza è troppo forte e il dolore troppo intenso,  quando l’esperienza è protratta e ripetuta, quando coglie la persona sola e impreparata o avviene in un momento della propria esistenza in cui si è particolarmente fragili o già provati per altri eventi) il nostro cervello può non mettere in atto in modo efficace i meccanismi utili all’elaborazione e possono emergere elementi di disagio.

Può capitare allora che le informazioni in arrivo (pensieri, emozioni e sensazioni corporee), che risultano eccessive, vengano bloccate. Tali informazioni restano “intrappolate” in reti neuronali, scollegate dal resto, che mantengono le stesse convinzioni, emozioni e sensazioni fisiche che si erano attivate al momento dell’evento. Il materiale traumatico viene pertanto “congelato” in attesa che si creino le condizioni per la sua elaborazione; le informazioni restano isolate e frammentate in reti neurali che conducono una vita autonoma e non si integrano con le altre conoscenze. Esse vanno, in altre parole, a costruire circuiti di memoria disfunzionali.

Nel caso di un ricordo immagazzinato in modo disfunzionale, i diversi aspetti dell’esperienza sono frammentati e possono riattivarsi in modo del tutto involontario (flashback, immagini, pensieri automatici, ecc.) assumendo quindi un carattere disadattivo. L’individuo può non comprendere interamente il motivo di quello che sta provando o i meccanismi del suo disagio, che rimangono scollegati dal resto, ma che sono lì, pronti a riattivarsi quando magari uno stimolo che ha con essi una qualche somiglianza li risveglia.

L’EMDR riattiva il naturale processo di elaborazione del cervello permettendo all’esperienza traumatica di essere archiviata e di rimanere nella memoria solo come ricordo.

Durante le sedute di EMDR, attraverso i movimenti oculari si attivano due processi:

la desensibilizzazione nei confronti del ricordo dell’evento traumatici

la sua rielaborazione a livello emotivo, cognitivo e corporeo.

COME FUNZIONA?

Lavorando su ricordi specifici il paziente viene invitato a notare immagini, pensieri, emozioni e sensazioni fisiche legati all’esperienza traumatica mentre il terapeuta gli fa compiere movimenti oculari destra-sinistra. Tali stimolazioni hanno lo scopo di favorire la comunicazione tra i due emisferi cerebrali. Un processo simile avviene durante il sonno REM. Le associazioni che via via verranno prodotte potranno riguardare sia il passato che il presente, sia gli aspetti emotivi e sensoriali che gli aspetti cognitivi. Il paziente viene sostenuto dal terapeuta a lasciare fluire liberamente il materiale che emerge. In questo modo la rete neurale dove era immagazzinato il ricordo traumatico si riapre e diventa accessibile ai meccanismi fisiologici di elaborazione.

IN QUALI CASI SI PUO’ UTILIZZARE L’EMDR?

L’EMDR è considerato il trattamento d’eccellenza del Disturbo da Stress Post-Traumatico (violenze sessuali, catastrofi naturali, incidenti aerei o stradali). Grazie all’efficacia dimostrata dai numerosi studi scientifici condotti, negli ultimi anni tale metodo è stato progressivamente esteso a tutti gli eventi di vita stressanti (lutti, separazioni, aborti, ospedalizzazioni, molestie, maltrattamenti o trascuratezze subite durante l’infanzia o in età adulta) che hanno generato l’insorgenza di vari sintomi.

Oggi l’EMDR è utilizzato all’interno di percorsi terapeutici attivati per ansia, fobie e attacchi di panico, sbalzi di umore e depressione, aggressività, ossessioni, difficoltà relazionali, disturbi alimentari, abusi di sostanze, difficoltà nelle prestazioni scolastiche o lavorative.

L’approccio EMDR offre dunque l’occasione per rielaborare i traumi del passato ma anche per potenziare le capacità e le risorse personali.

L’EMDR può essere utilizzato in una fascia d’età molto ampia che va dalla prima infanzia fino alla terza età.

DA CHI VIENE PRATICATO L’EMDR?

L’EMDR è un metodo psicoterapeutico e pertanto in Italia per poterlo applicare è necessario essere laureati in Psicologia o in Medicina e chirurgia, avere una specializzazione in Psicoterapia e una formazione teorica e pratica sull’EMDR.